Merkozy, alleanza fatale

Non è ancora chiaro se funzionerà la mossa del presidente francese, Nicolas Sarkozy, che nella campagna elettorale per l’Eliseo intende avvalersi del sostegno pubblico della cancelliera tedesca, Angela Merkel, come suo “grande elettore”.
5 AGO 20
Immagine di Merkozy, alleanza fatale
Non è ancora chiaro se funzionerà la mossa del presidente francese, Nicolas Sarkozy, che nella campagna elettorale per l’Eliseo intende avvalersi del sostegno pubblico della cancelliera tedesca, Angela Merkel, come suo “grande elettore”. Per ora i sondaggi premiano il candidato socialista François Hollande, smentendo – seppure temporaneamente – la bontà della tattica elettorale di Sarko. Dal punto di vista della strategia europea di Parigi, invece, l’alleanza appare sin da ora destinata a rivelarsi fatale. Sarko avrebbe potuto fare fronte comune con Italia, Spagna e molti altri paesi della zona euro nel sostenere apertamente una svolta ancora più decisa delle politiche della Banca centrale europea, che oggi fa il possibile ma pur sempre con le mani legate dal moralismo teutonico. Eppure, dopo alcune dichiarazioni piuttosto coraggiose, la campagna elettorale sembra aver distolto le attenzioni di Parigi dalle scelte di Francoforte. Non solo: la Francia avrebbe potuto battersi con vigore per trasformare il Fiscal compact in qualcosa di più simile a un’unione fiscale, invece che accontentarsi di una serie di vincoli rigidi, concepiti a immagine e somiglianza di Berlino.

Il problema è che in cambio di questo repentino riallineamento sulle posizioni del governo tedesco, Parigi non sembra aver strappato nulla a tutela di interessi nazionali o europei, se si esclude appunto un sostegno “tattico” di Merkel durante una campagna elettorale il cui esito resta comunque incerto. Le industrie francesi, nel frattempo, si iniziano ad accorgere di cosa voglia dire avere una moneta unica senza un’entità politica che la governi. Il deficit commerciale francese nel 2011 ha raggiunto la cifra record di 70 miliardi di euro. E se le imprese di Parigi ormai importano molto più di quanto esportano, dimostrando carenze di competitività, Berlino ieri ha registrato il record opposto: l’export made in Deutschland è cresciuto nel 2011 dell’11,4 per cento rispetto al 2010. Gli analisti concordano: difficilmente la soglia del trilione di euro di esportazioni sarebbe stata superata se in uso ci fosse ancora il marco tedesco che, in poco più di un decennio, si sarebbe rivalutato di quasi il 50 per cento. E’ anche facendo leva sull’euro relativamente debole che Berlino ha potuto spiccare il salto e sognare di entrare tra i paesi Bric (le potenze emergenti), come dimostrato dai dati sui flussi commerciali analizzati ieri dall’economista Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera. Abbandonare la gestione della moneta unica ai rapporti intergovernativi, dove ovviamente vige l’interesse del più forte (oggi di Merkel), seppure in cambio di un sostegno mediatico, potrebbe rivelarsi l’ultima miope scelta del presidente francese.